Il futuro è servito: articolo su viaggi di gusto

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Diceva Anthelem Brillant Savarin, autore della Fisiologia del gusto: “Il destino delle nazioni dipende dal modo in cui si nutrono”. Nessuno si senta escluso, quindi: le scelte alimentari di ognuno di noi segnano inesorabilmente le sorti del nostro pianeta.

Secondo le Nazioni Unite, dovremmo mangiare frutta e verdura e abbandonare quasi del tutto la carne. La zootecnia è infatti, secondo uno studio effettuato dall’UNEP, una tra le prime attività produttive umane che concorrono al riscaldamento globale. Tra le responsabilità degli allevamenti quella di produrre il 65% delle emissioni di ossido di azoto totali, che hanno un potenziale clima alterante di 265 volte maggiore dell’anidride carbonica; come se non bastasse, si aggiungano il 37% delle emissioni di metano e il 64% di quelle di ammoniaca responsabile di piogge acide. A rincarare la dose, uno studio dell’Unione Europea sottolinea come negli ultimi venti anni l’Europa a 27 abbia importato e consumato il 36% delle colture e dei prodotti di origine animali associati alla deforestazione. Tradotto in cifre, questo significa che tra il 1990 e il 2008 ci siamo letteralmente mangiati l’equivalente di 9 milioni di ettari di foresta! Con il cibo di cui ci alimentiamo, consumiamo anche la biodiversità. Il 10% delle specie protette sono a rischio a causa degli allevamenti di carne: su 47.677 specie valutate dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, 17.291 sono state definite a rischio d’estinzione. Ma cosa possiamo fare per sottrarci a questa logica e assicurare un futuro alla nostra progenie e all’intero pianta? Orientando il nostro menù verso prodotti di qualità, in modo tale da salvaguardare la biodiversità ed essere sostenibili. O almeno questo è quanto afferma Barbara Burlingame esperta FAO della Divisione Nutrizione e Protezione del Consumatore. Un esempio importante viene dal settore biologico i cui dati sono, per quanto riguarda l’Italia, rassicuranti. Secondo la Coldiretti, infatti, il settore biologico sta bene: i consumi bio sono aumentati del 9% e gli italiani stanno scoprendo un settore soddisfacente. Il 54% dei nostri connazionali ha acquistato almeno un prodotto biologico l’anno scorso. Sebbene dunque il nostro menù si stia impoverendo a scapito della salute del pianeta, queste ultime cifre dichiarano che stiamo iniziando a cambiare rotta. Lentamente, ma è l’inizio di un percorso verso un menù planetario sostenibile e di gusto, che ci porti a lasciarci alle spalle i fantasmi dello junk food.

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