INTERVISTA SUL PORTALE STAR

E’ una delle figure di riferimento dell’agricoltura sostenibile, e uno dei maggiori esperti italiani di orti urbani, un fenomeno in rapida crescita. Autore di libri per la prestigiosa casa editrice Ponte alle Grazie tra cui Orto Dal balcone al campo, come coltivare gli ortaggi con successo (Ediz. Ponte Alle Grazie),  Davide Ciccarese è anche blogger del Fatto e consulente illustre per chi si occupa di nuove imprese agricole.

 

Da questo osservatorio, chi meglio di te può spiegarci qual è il futuro dell’agricoltura sostenibile in Italia?

Per dirla con parole semplici, la situazione della produzione agricola deve fare i conti in questo momento con due fatti: la prima è che i titolari delle aziende stanno invecchiando, la seconda è che la produzione in Italia non si basa su prodotti locali, che per lo più vengono esportati, ma su materie prima che vengono importate da Paesi spesso lontani. Ci si chiede, legittimamente, fino a che punto questo abbia un senso e se non sia più conveniente, in tutti i sensi, utilizzare i prodotti che crescono vicino a noi, nella nostra terra.

 

Al di là di un posizionamento “filosofico”, quali sono i vantaggi del km 0?

Il km 0 sta cominciando a prendere piede tra i giovani agricoltori anche come opportunità economica: le nuove leve hanno capito che il fatto di “rapportarsi” con il mercato locale non solo è più giusto ma rende di più, per esempio permette di personalizzare il rapporto. Abbiamo una tradizione alimentare molto ricca ed è importante riconoscerla e attingere alle nostre radici. Un’altra caratteristica dei giovani imprenditori agricoli è che sono tutti orientati verso il biologico, o hanno almeno una linea biologica nella loro produzione.

 

 

Il problema è che i prodotti biologici costano di più, un deterrente non da poco in tempi di crisi come questo.

E’ vero, costano un po’ di più, ma sono un investimento sul medio-lungo termine. Per esempio, dato che sono più sani, permettono di risparmiare in medicine, per fare un esempio.

 

A proposito di risparmio, parliamo un po’ degli orti urbani. Quali sono le regole di base per realizzare un orto funzionale e conveniente?

Direi che le regole di base sono piuttosto elementari. Il punto di partenza è la terra e la qualità di questa. In altre parole, bisogna amarla e nutrirla. Importantissimo imparare a compostare: tutto quello che scartiamo nell’orto o avevamo in casa (si parla di scarti organici), va messo in una compostiera e con quella miscela si nutre il terreno. L’ideale sarebbe usare sempre i semi, naturalmente di qualità e possibilmente di varietà locali. Chi non ha tempo o voglia di aspettare può cercare invece nei vivai migliori, privilegiando anche in questo caso la qualità.

 

Puoi spiegare ai neofiti come me quali sono i prodotti che si prestano meglio alla coltivazione in orto?

Agli inesperti consiglierei la verdura da foglia: la lattuga dà grandi soddisfazioni per la velocità con cui cresce (dopo un mese si vedono già le prime foglie). Anche i ravanelli crescono molto rapidamente. In ogni caso, nel mio libro c’è una scheda tecnica per ogni ortaggio, dove indico la velocità e la temperatura minima o massima.

 

Tornando alle sue innumerevoli attività. Tu collabori con il primo ristorante di Milano a filiera corta. Ci spieghi concretamente cosa vuol dire?

Vuol dire che la selezione viene fatta in un arco di non più di sessanta chilometri dal ristorante: soltanto prodotti della Lombardia e di Milano. E poi c’è l’orto vero e proprio, ottanta metri quadrati che gestisco direttamente con lo chef e i cui prodotti utilizziamo nel menù di degustazione della cena: erbe aromatiche (abbiamo un centinaio di piantine) e tutti i fiori commestibili, dal nasturzio al tarassico per arrivare allo squisito fiore di ravanello.

http://www.star.it/intervista/davide-ciccarese-esperto-orti-urbani-e-scrittore/

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